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Historique
Giacomo Mancini nacque a Cosenza nel 1916 - morì a Cosenza nel 2002.
Fu avvocato (laureatosi nel 1938 in giurisprudenza), antifascista (perseguitato dal fascismo), figlio di Pietro Mancini, uno dei fondatori del Psi (Partito Socialista Italiano).
L'armistizio dell'8 sett. 1943 lo sorprese a Novi Ligure dove stava svolgendo il servizio militare: immediatamente decise di recarsi a Roma, e qui si iscrisse all'appena fondato Partito socialista italiano di unità proletaria (PSIUP). Si dedicò all’attività di resistenza contro l’occupazione tedesca con l’incarico di proselitismo e diffusione di stampa su Prati-Ligure.
Nel 1944 entrò a far parte dell’organizzazione militare clandestina a Roma. Dopo la liberazione, rientrato a Cosenza diventò segretario del PSI grazie all’impegno nelle lotte contadine, fino al 1947, della locale federazione socialista e membro della direzione nazionale del partito, fino al 1948.
Riuscì a compensare alcune carenze del partito PSI nell’attività di vertice, distinguendosi per le sue abilità di organizzatore in periferia. In Calabria anticipò la fusione di PSI e Pd’A (Partito d’Azione).
Pragmatico e attento agli aspetti pratici e organizzativi della lotta politica, ammirò Morandi R. per l’intransigenza ideologica e la determinazione.
Consigliere comunale di Cosenza dal 1946 al 1952, alla Camera entrò nel ’48, 26 mila voti di preferenza tra la sua gente, eletto nelle liste del Fronte Popolare: ci restò per dieci legislature (1948-1992).
Nel gennaio del 1953 venne eletto segretario regionale del Psi.
Per tutti gli anni 50, si occupò altresì della Riforma agraria in Calabria, all’istituzione della Cassa del Mezzogiorno, legge speciale pro-Calabria, mirando successivamente a industrializzazione e inserimento del Sud nello sviluppo economico italiano.
Nel 1956, all’indomani della feroce repressione sovietica della rivoluzione ungherese e della rottura con il PCI, Mancini fu chiamato da Nenni a occuparsi dell'organizzazione del Psi.
Autonomista, nenniano, uomo di governo nel centro-sinistra, fu Ministro della Sanità (1963) ricordato per il provvedimento su vaccinazione antipolio nel primo governo Moro-Nenni e Ministro ai Lavori Pubblici (1964) nel secondo e terzo governo Moro-Nenni e nel primo e quinto governo guidati da Mariano Rumor, diventando ministro del Mezzogiorno nel quinto governo Rumor. Da ministro dei Lavori pubblici realizzò l'autostrada Salerno-Reggio Calabria, la Milano- Napoli, la Roma-Civitavecchia, la Roma-Aquila-Pescara, e fu severo verso gli speculatori dopo la frana di Agrigento, ricordiamo la legge ponte del 1967.
Diventò vicesegretario nazionale del Psi il 9 giugno del 1969.
Nel 1970, divenne segretario del partito "Durò solo un paio di anni, - ha scritto Paolo Franchi sul Corriere - ma furono anni importanti”.
Nello stesso anno scoppiò la rivolta neofascista a Reggio di Calabria dovuta alla scelta di Catanzaro come capoluogo di regione, contestualmente partì una denuncia dal settimanale Candido per presunte tangenti intascate da Mancini che deteriorò la sua immagine.
Qualcuno vi scorse anche una premessa, un’anticipazione della stagione di Craxi, una sorta di variante meridionale di quella politica di collaborazione sì, ma anche di competizione a muso duro con la Dc che Bettino avrebbe condotto in stile milanese.
Si battè sempre in primissima linea per i diritti civili: a cominciare dalla battaglia per il divorzio. Negli anni di piombo non si associò al fronte della fermezza contro il terrorismo, e gli furono rimproverate, in specie dai comunisti, debolezze e simpatie personali verso esponenti di primo piano dell’Autonomia. La sinistra extraparlamentare gli era lontana mille miglia: ma per libertarismo e anche per calcolo politico non le sbatté mai la porta in faccia.
Dal 1972 Giacomo Mancini non tornò più al governo, eccetto che nella breve parentesi come ministro del Mezzogiorno nel ‘74.
La crisi politico-organizzativa del PSI non si attenuò, maturando la scelta di portare all’elezione Craxi come segretario, con un contributo decisivo di Mancini, il quale smentì la “versione di una regia nella defenestrazione di De Martino per l’essere stato spodestato e poter controllare alcuni giovani dirigenti” Colarizi - Gervason1.
Si susseguirono giorni drammatici dal rapimento di Moro nel 1978, al direttore della RAI TG2 A. Barbato, sgradito al vertice del partito, denunciò in una lettera la volontà della direzione di volerlo silurare, in cui cominciarono i primi contrasti con il segretario del PSI. Craxi cercava infatti di staccarsi da tutele esterne, tanto che il Mancini divenne la voce di quanti non approvavano la linea del segretario.
Tuttavia, nel 1980 Craxi riuscì a rafforzare la sua nomina nel partito e il Mancini, nonostante la rielezione in Parlamento tra il 1983-1987, rimase in disparte pur criticando i metodi del partito.
La carriera in Parlamento del Mancini si concluse nel 1992, ma si aprì una nuova stagione nella natia Cosenza. Infatti, nel 1993 fu eletto sindaco in alcune liste civiche.
Questa finestra fu offuscata da una vicenda giudiziaria con l’accusa di presunte collusioni con gruppi mafiosi, conclusasi in primo grado con la sua assoluzione. Mancini rilanciò la città di Cosenza valorizzandone il centro storico.
Morì nella sua amata città nell’aprile del 2002.
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